Sabato 25 novembre, al Supercinema, Sala 1, spettacolo delle 17.30, ho visto con Michela ed Ana l'ultima opera del regista messicano Alfonso Cuarón, "I figli degli uomini", ispirato all'omonimo romanzo della scrittrice inglese P. D. James e vincitore dell'Osella per il miglior contributo tecnico (ad Emmanuel Lubezki) alla 63ma mostra del festival del cinema di Venezia dove è stato presentato in anteprima mondiale.
"I figli degli uomini" è un film ben costruito che a mio parere abbraccia numerosi generi: l'action movie, ad esempio, il thriller futuristico, certamente, ma soprattutto si tratta di una pellicola fantascientifica-apocalittica.
I temi affrontati, però, sono assolutamente reali ed attuali, forse eterni visto ormai come è diventato il mondo e l'uomo: l'invecchiamento precoce e veloce della popolazione, l'immigrazione (soprattutto clandestina che qui riguarda tutti, a prescindere dalle nazionalità), la violenza, il terrorismo, l'inquinamento, gli squilibri socio-economici e di certo molti altri ancora.
Per i temi, le tematiche, i timori e le paure affrontate è un film profondamente umano, metaforico, iper-realistico ed anti-retorico che ci regala una strepitosa e grandissima pellicola in cui vengono attuati all'esasperazione, al punto più tragico del non ritorno, tutti quei problemi che da diversi anni a questa parte stanno affliggendo il mondo e la società intera: una prospettiva sul futuro che tendiamo a minimizzare a scacciare per paura, ma che forse sarà, per alcune cose, molto vicina a quello che il film ci mostra.
E' un film intelligente che ci regala grandi lezioni di cinema. La regia di Cuarón è magistrale, grandiosa, incisiva e di certo efficace come ottima sul piano visivo. La fotografia scura e cupa è splendida e fortemente evocativa, il montaggio funzionale, la scenografia accuratissima e ricca di dettagli (tutte categorie da nomina) e la sceneggiatura, giustamente complessa, buona ed avvincente.
Ciò che più colpisce, però, è il famoso e citato piano sequenza: quei dieci minuti magistrali, lunghi, interminabili, immensi, sporchi, così intensi e complessi.
Come non dare note di merito anche agli attori: su tutti l'antieroe Clive Owen, intenso, affascinante, malinconico. Un personaggio sporco, grigio e disilluso interpretato perfettamente e con convinzione da un Clive Owen sempre molto bravo.
Cito anche Michael Caine che qui è un irresistibile hippy in là con gli anni: divertente, ironico, irresistibile ed esilarante.
Che altro aggiungere? "I figli degli uomini" è un film stupendo, emozionante, coinvolgente e malinconico che sa essere tante cose insieme: angosciante, duro, cupo, violento, doloroso, solido, teso e molte altre ancora.

di Alfonso Cuarón
con Clive Owen, Julianne Moore e Michael Caine
2006, 114', Usa, drammatico-thriller
Trama:
Il Caos e l'anarchia dilagano nel mondo della prossima generazione, dove dilaga un difetto nella capacità di riprodursi da parte degli uomini. Il più giovane cittadino del mondo è appena morto all'età di 18 anni, e l'umanità si trova ad affrontare la probabilità della sua stessa estinzione. Ambientato in una Londra lacerata dalla violenza e dalle guerre fra sette nazionalistiche, il disilluso burocrate Theo diventa l'improbabile difensore della sopravvivenza della Terra. Quando l'ultima speranza del pianeta viene minacciata, questo riluttante eroe si trova costretto ad affrontare i suoi demoni personali e a difendere la Terra dalla catastrofe incombente...