chi sono
Utente: 0Andromaca0
Nome: Elisa
commenti recenti
archivio
categorie
links
partecipano

foto recenti
bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter
visitato *loading* volte
venerdì, 04 dicembre 2009

In occasione dell'uscita di Terminator Salvation in versione Blu-ray e dvd Special Edition, disponibili rispettivamente dal 25 novembre e dal 2 dicembre, e distribuiti da Sony Pictures Home Entertainment, c'è una grande opportunità: partecipare alle aste che mettono in palio queste ottime edizioni, che riproducono al meglio la spettacolarità del film!
Diretto da McG (regista dei due Charlie's Angels) con l'intenzione di omaggiare e continuare i due episodi di James Cameron, Terminator Salvation per la prima volta trasporta la saga interamente nel futuro, e racconta la lotta disperata della resistenza umana, guidata da John Connor (Christian Bale) contro le macchine di Skynet. Ma all'orizzonte appare una figura nuova e sconosciuta: Marcus Wright (Sam Worthington), individuo misterioso che sembra aver vissuto per quindici anni nell'oblio...
Partecipare è semplice: basta possedere gli SG Points (clicca
qui per tutti i dettagli) che si ottengono navigando nel sito, e puntare più degli altri concorrenti.

postato da: 0Andromaca0 alle ore 21:06 | Link | commenti
categoria:christian bale
giovedì, 19 novembre 2009

Da mesi i fan attendono notizie sul sequel del Cavaliere Oscuro: quando inizieranno le riprese? Christopher Nolan tornerà alla regia? Forse a gennaio le prime risposte...

 

Image

Fonte: Batman on Film

Continua il silenzio stampa dietro al sequel del Cavaliere Oscuro, quando ormai è passato quasi un anno e mezzo dall'uscita del film di Christoper Nolan.

Batman on Film rassicura i fan e, citando fonti interne "assolutamente affidabili", sostiene che il silenzio nel quale quello che in molti chiamano per convenzione Batman 3 è avvolto porta a pensare che Nolan non si farà coinvolgere nella regia del film.

Il Cavaliere OscuroIl sito riporta anche una data: gennaio 2010. Sarà allora che, secondo la fonte di BoF, la Warner e Nolan arriveranno a concludere qualcosa di concreto sul film, e Nolan stesso deciderà se tornare o meno come regista, o rimanere solo come produttore. BoF sostiene dal canto suo che Nolan ha già firmato come regista, ma in entrambi i casi difficilmente sapremo qualcosa di ufficiale prima dell'inizio della promozione di Inception, nuovo film di Nolan prodotto dalla Warner. Durante i mesi di promozione, infatti, il regista verrà comunque sommerso di domande su Batman 3: ben consci di questo, i produttori del kolossal potrebbero decidere di annunciare qualcosa nelle prossime settimane. 

Va detto che la Warner ha comunque intenzione di girare Batman 3, con o senza Nolan a bordo. Si tratta pur sempre del sequel di uno dei film più redditizi della storia...

Il Cavaliere Oscuro è uscito il 18 luglio 2008 in USA e il 23 luglio in Italia. Il DVD è uscito il 10 dicembre da noi. Il sequel dovrebbe uscire nel 2012.

Trovate tutte le informazioni, i dettagli sul cast, i trailer, i video e la nostra recensione nella nostra scheda.

postato da: 0Andromaca0 alle ore 10:36 | Link | commenti
categoria:heath ledger, christian bale
giovedì, 12 novembre 2009
di Lorenzo Cuniberto

Doverosa premessa : Michael Mann non è una sigaretta. E’ un sigaro. Intellettuale prestato alla macchina da presa, da quindici anni fedele -per vocazione- a un genere (il noir) e a uno stile inconfondibili, questo moderno Cesare Lombroso così interessato al rapporto tra Uomo e Crimine crea film per un pubblico particolare, che spesso lo sceglie perché già sa cosa aspettarsi. Geniale per alcuni, sopravvalutato per altri (e certo incomprensibile per molti), Mann non è regista per tutti i palati. Quasi mai i suoi lavori intrattengono; la poca azione che (si) concede è molto bella e molto realistica; per il resto il suo cinema color antracite, “faticoso”, cervellotico nella forma e nelle intenzioni vive di atmosfere rarefatte, di lunghi primi piani e silenzi.

Detto questo, l’ultimo nato, “Nemico pubblico”, si segnala in tutta la sua produzione come il lavoro forse più ambizioso, e al contempo più contraddittorio. Girato interamente in digitale, “Public enemies” è il diciottesimo film dedicato alla mitica figura del gangster John Dillinger. Icona USA della Grande Depressione, Dillinger può considerarsi – assieme a Baby Face Nelson, Bonnie & Clyde, Butch Cassidy e Pretty Boy Floyd - tra i protagonisti assoluti in quella America Anni Trenta, sempre col mitra in mano, che tante epopee ha ispirato tra cinema e carta stampata. Rapinatore infallibile e strafottente, mise in ridicolo l’ FBI e il suo rampante direttore Edgar J. Hoover, passando alla storia come “novello Robin Hood” ossessionato dalle banche che prendeva di mira per il loro “strozzinaggio legalizzato” verso i clienti più poveri. Tradito dalla tenutaria Ana Sage, fu ucciso all’uscita di un cinema a Chicago nel luglio del ’34, durante un agguato. A portarlo sul grande schermo ci pensa ora un Johnny Depp asciutto e tiratissimo, affiancato da belle facce da thriller (Giovanni Ribisi, Channing Tatum e Stephen Dorff); gli sta addosso Christian Bale, ingessato e versatile nel ruolo dell’agente speciale Melvis Purvis (perfetta la scelta di Christian Iansante per il doppiaggio). Una caccia all’uomo che ha i tempi della partita a scacchi, mentre si sposta nelle spettacolose scenografie- da una Chicago viziosa e polverosa come un quadro di Edward Hopper si scappa solo per strade sterminate, scavate in selve verdi e blu.

A guardarlo – e giudicarlo - con gli occhi del regista si tratta di un sontuoso esercizio di stile, dall’inizio alla fine; ma non del suo miglior film. I temi a lui cari sono qui trattati nella maniera più esplicita, e nel contempo meno originale. In maniera approssimativa, come dati per scontati; anche se il fan – o perlomeno lo spettatore scafato- li ritroverà tutti. Dal bio-pic in ballo tra iconismo eroico e cronaca di ordinaria vita quotidiana (vedi “Ali”) fino alla sfida (ricordate “Collateral”?) tra l’Autorità Assoluta e il Criminale, la Grande Falla Nel Sistema. Due entità, però, ben lungi dall’essere monadi statiche, e anzi sempre destinate a sfiorarsi e a confondersi. Una lotta in cui sono sempre i Comuni Mortali i “veri” protagonisti, le pedine decisive: se là era il tassista Jamie Foxx, qui è la “fu” Edith Piaf Marion Cotillard. Ai punti, la più convincente: partita da finta oca, sciapa e volgarotta, brucerà forte e fragile nella parte di Billie Frechette; più che una donna, una musa per Dillinger, la sua dolorosa ragione di vita.

Di una flemma quasi documentaristica, “Nemico pubblico” è troppo bello per essere noioso.

“Magnificamente senz’anima” gli si addice di più, perennemente freddo, autoritario, come schierato segretamente coi mascelloni FBI che tanto si ostina a far passare dalla parte sbagliata. Sensazione : al momento c’è di meglio in giro. Tra vecchi leoni senza niente da perdere (l’ultimo Tony Scott) e nuovi pazzi affamati (Kevin McDonald, il reuccio di “State of Play”) si può scegliere. Ma Mann non può essere uno dei tanti. Torni a prenderci alla gola: lo aspettiamo.

postato da: 0Andromaca0 alle ore 18:04 | Link | commenti
categoria:johnny depp, christian bale
giovedì, 12 novembre 2009

nemico pubblicoUna delle sequenze più affascinanti de Il nemico pubblico di Michael Mann è quella che alterna il volto di John Dillinger, alias Johnny Depp, con quello di Clark Gable, in primo piano sullo schermo del cinema Biograph dove si proietta il film Manhattan Melodrama. Gli occhi di Depp ammiccano alle battute di Gable. Nel suo sguardo c’è una certezza: anche lui, come il Blackie di quel film, non accetterà alcun compromesso. Sa che non c’è futuro, non c’è salvezza per chi sceglie il tutto subito, a ogni costo; non c’è via di scampo fuori dall’ordine. Ma lui sceglie ugualmente la libertà del lupo, quella effimera e crudele, ma superba.

L’antagonista di Dillinger, Mervin Purvis, magnifico Christian Bale nel ruolo dell’agente FBI, non lascia scampo al più famoso rapinatore di banche degli anni ‘30. L’ordine del vivere civile deve essere uno solo, non c’è scampo per l’anarchica ribellione di chi insegue un individualismo senza compromessi. Per uscire dalla durissima depressione, occorrono quell’ordine e quella legalità. Renderanno famoso J.E.Hoover con il suo Bureau implacabile con la malavita di Chicago.

Mann scolpisce un Dillinger asciutto, quasi ieratico, attraverso l’interpretazione di Johnny Depp, che lascia un’impronta indimenticabile in questo ruolo. Michael Mann torna all’eccellenza narrativa di Heat, la grande sfida tra De Niro e Pacino dalla quale peraltro nessuno esce vero vincitore . Ma il Dillinger di Depp è diversamente  spietato rispetto al McCauley di De Niro. E’ più asciutto, corre sulla ‘sua’ strada, quasi come un eroe romantico pronto a vendicare la gente comune dalla rapacità delle banche, rapinandole implacabilmente. Vive secondo un suo codice, proprio come De Niro in Heat.

Ben diverso dal cupo Vincent Hanna di Al Pacino è l’agente Purvis secondo Christian Bale. Altrettanto implacabile, sfrutta i mass media, come vuole il suo capo Hoover, isola con ogni mezzo il suo nemico fino a lasciarlo del tutto solo e farlo cadere vittima di un tradimento. Non è come Al Pacino in Heat, non pare avere alcuna simpatia per il suo nemico, è solo un maledetto problema da risolvere, un compito da assolvere e per farlo si avvale di agenti texani, dei veri duri, quasi dei bounty killer, i quali alla fine riveleranno anche una forma di rispetto per il nemico abbattuto. Loro vengono da quel Sud, duro, aspro, sanno cosa è la lotta. Gli agenti di Chicago sono tanto più ingenui quanto burocrati al punto da rendere quasi facile la vita dei gangster degli anni ’30, molto più feroci di loro stessi.

Il nemico pubblico di Michael Mann è un film encomiabile, di alto livello estetico. La ricostruzione scenografica di Nathan Crowley è perfetta, esaltata dalla fotografia di Dante Spinotti nei chiaroscuri drammaticamente sovraesposti in un componimento pittorico esemplare. E poi è tutto Depp, Johnny Depp in una interpretazione perfetta, senza sbavature, senza eccessi, pulita oltre ogni limite.

Dario Arpaio

postato da: 0Andromaca0 alle ore 17:57 | Link | commenti (1)
categoria:johnny depp, christian bale
giovedì, 12 novembre 2009

Nel paese delle creature selvagge

Lo splendido film di Michael Mann Nemico Pubblico-Public Enemies interpretato da Johnny Depp, Christian Bale e Marion Cotillard conquista il primo posto della classifica nel suo fine settimana di uscita con 2.005.703 euro e una media per sala di 5.078 euro. Scende al secondo posto Up con 1.348.535 euro per 13.702.466 euro in quattro settimane seguito dal film con George Clooney e Ewan McGregor, L'uomo che fissa le capre con 1.187.030 euro e la media per sala di 4.429 euro. Quarta posizione per Parnassus, l'uomo che voleva ingannare il diavolo con 1.075.162 euro (6.020.460 euro in tre settimane) seguito da Amore 14 con 826.718 euro. Sesta posizione per il film sulle prove del concerto di Michael Jackson, This Is It con 708.930 euro (3.586.239 euro in due settimane) mentre è settimo la commedia di Luca Lucini Oggi sposi con 462.850 euro. Ottava posizione per Meryl Streep e Amy Adams con il loro Julie & Julia con 291.319 euro (1.655.243 euro in tre settimane); nono Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, in classifica da sei settimane, con 229.721 euro per 9.021.209 euro. Decima posizione per il visionario film di Spike Jonze Nel paese delle creature selvagge che incassa 146.601 euro per 533.135 euro in due settimane.

postato da: 0Andromaca0 alle ore 13:03 | Link | commenti (2)
categoria:johnny depp, christian bale
giovedì, 12 novembre 2009

di LARA CASTAGNINO E SELENE COCCATO – John Dillinger (Johnny Depp) è un carismatico rapinatore di banche famoso per le sue rapine lampo, nell’epoca della Grande Depressione Economica Americana.
Catturare John Dillinger è diventato l’obiettivo principale del migliore agente dell’FBI Melvin Purvis (Christian Bale).
John Dillinger è una sorta di eroe popolare agli occhi degli americani di quel periodo che non avevano simpatia per le banche responsabili di aver fatto precipitare il paese nella depressione. Nessuno poteva fermare John Dillinger e la sua banda, e non esisteva prigione dalla quale non riuscisse ad evadere.
Il film di Michael Mann racconta in modo avvincente la storia del mitico fuorilegge che divenne il primo Nemico Pubblico Numero Uno d’America.

Genere: Azione, Drammatico, Thriller

Un Nemico Pubblico che non è nulla di nuovo… di Lara Castagnino

John Dillinger (Johnny Depp) è un fuorilegge che rapina banche ed estingue i debiti degli americani impoveriti dalla Grande Depressione. Le sue numerose rapine e le temerarie fughe dal carcere creano imbarazzo e sconforto nelle istituzioni.
John Dillinger rappresenta il crimine attraverso un’immagine sentimentale e leale del gangster, che lo rende un mito popolare e lo fa passare dalla parte dei “buoni”, mentre Melvin Purvis (Christian Bale) rappresenta la legge, ma trasforma la caccia ai criminali in un massacro di esecuzioni, che lo porta a passare dalla parte dei “cattivi”.
Melvin Purvis è così ossessionato da Dillinger che il riuscire a catturarlo (o ancora meglio ucciderlo) diventa una questione personale.
Nel film è molto bella la sequenza in cui Dillinger entra nell’ufficio della squadra speciale dell’Fbi incaricata di catturarlo e “rivive” la sua storia di criminale come se fosse uno spettatore esterno, e nessuno dei poliziotti si accorge che è proprio lui il criminale a cui danno la caccia!
Il regista Michael Mann si è ispirato al romanzo criminale “Nemico pubblico” di Bryan Burrough, ma la storia si era già vista sul grande schermo e con il film di Mann non si ha una nuova interpretazione della vicenda, ma più che altro una descrizione degli avvenimenti.

“NEMICO PUBBLICO” di Selene Coccato

Johnny Deep, Christian Bale, il premio Oscar Marion Cotillard, Micheal Mann regista dei recenti “Collateral” e “Miami Vice” e de “L’Ultimo dei Mohicani”, gli ingredienti sono esplosivi, il risultato misero.
“Nemico pubblico” è una vera e propria delusione. Lungo, lento, noioso e privo di un qualsiasi spessore psicologico. Gli attori sono bravi e credibili come sempre, la regia è dinamica ed efficace, la scenografia buona, ma il film non va oltre il corretto esercizio di pura forma e non lascia nulla.
Deep interpreta John Dillinger noto gangster specializzato in rapine alle banche, ma lo fa senza creare alcuna emozione, ed è strano, perché in ogni suo ruolo ha sempre saputo comunicare un parte di sé, qui no. Christian Bale è il glaciale Melvin Pulvis, il poliziotto alla caccia di Dillinger, ma anche la sua interpretazione non va oltre la pura forma, solo da Marion Cotillard, qui al primo grande ruolo dopo l’Oscar di ben due anni fa, nascono i pochi momenti interessanti della vicenda, che, secondo una sceneggiatura piatta ed inconsistente, al limite del fastidioso in alcuni dialoghi, avrebbe dovuto avere la storia d’amore tra Dillinger e la Frechette come suo filo conduttore. Ma la storia tra i due non decolla mai, manca tensione erotica, manca sentimento, e ci si chiede più volte cosa la donna trovi in un uomo tanto pieno di sé, un maschio dispotico e mai veramente tenero con la sua compagna che, a parole, dice di amare follemente.
Lo spettatore non entra in empatia con alcun personaggio; se Dillinger appare distante, incomprensibile, privo di un vero e proprio scopo se non quello di fare la bella vita, Pulvis è scontroso e freddo, ma il suo atteggiamento può essere in parte giustificato dalla sete di una giustizia a tutti i costi. Il finale giunge dopo quasi due ore e mezza di film e si è quasi felice dell’epilogo scontato e noto a tutti, descritto senza alcun guizzo di originalità.
La pellicola appare più come un documentario che come una film che, in quanto tale, dovrebbe anche avere l’ambizione di sapere intrattenere e, solitamente, Micheal Mann, sa farlo in maniere eccellente, qui ha dimenticato di inserire il lato romantico (da romanzo e non da sentimento romantico) della vicenda, esibendosi sì in un lavoro corretto, ma del tutto inutile.

postato da: 0Andromaca0 alle ore 12:52 | Link | commenti (2)
categoria:johnny depp, christian bale
giovedì, 05 novembre 2009

Johnny Depp nella locandina di Pubblic enemies Una 24 ore capitolina ricca di appuntamenti per il leggendario regista Michael Mann, a Roma per presentare il film «Nemico pubblico» sul famigerato bandito John Dillinger. Dopo un mattiniero incontro stampa all'hotel Hassler, Mann (il creatore del cult televisivo «Miami Vice») ha visitato il centro della Capitale per poi immergersi in un bagno di folla a Palazzo delle Esposizioni per l'anteprima del suo epic movie. Dopo la proiezione strapiena e accolta da lunghi applausi, il regista ha dialogato con il pubblico, in un incontro curato da Mario Sesti e realizzato dalla Fondazione Cinema per Roma con Universal Pictures. Elegante, forbito, appassionato al tema della sua gangster story, da venerdì in 300 sale distribuita da Universal, Mann ha diretto nel film il camaleontico Johnny Depp (Dillinger), Christian Bale (il segugio Purvis), Bylly Crudup (Hoover) e Marion Cotillard (fidanzata di Dillinger).

«Di criminali come John Dillinger non ce ne saranno più - ha esordito il regista di capolavori come "L'ultimo dei Mohicani", "Collateral", o "Insider" - È impossibile che nasca oggi un gangster come lui. Non c'e più quel tipo di romanticismo, né il rispetto: Dillinger era un galantuomo, non diceva parolacce davanti alle signore, vestiva con molta eleganza e rapinava le banche negli anni della Grande Depressione. Banche che in quel periodo erano odiate e solo a Chicago avevano causato la povertà del 40 per cento della popolazione.

Oggi la delinquenza pensa ad altro, uccide donne e bambini che una volta erano rispettati persino dalla mafia. Oggi le rapine si fanno con la penna, la criminalità è organizzata nei giri di prostituzione, gioco d'azzardo e droga. I criminali non vogliono stare nell'occhio del ciclone mediatico. Mentre Dillinger era un eroe negativo popolare, e quasi tutti i giorni era sui giornali. Dillinger non aveva alcun senso del futuro, non pensava neppure di fuggire in Brasile o in un altro paese. La sua vita è stata una stella che ha brillato per pochissimo tempo (è morto nel 1934 all'età di 31 anni) facendo in un anno e mezzo decine di colpi incredibili, dopo essere uscito dalla galera dove era stato dieci anni». Dillinger venne alla fine schiacciato da due forze contrastanti: l'organizzazione della polizia e la nascita dell'Fbi, da un lato, e la nuova criminalità organizzata, dall'altro: «La manipolazione dei media inizia proprio negli anni Trenta, quando per comunicare l'America usava la Radio, mentre nel '33 il cinema (grazie al capo dell'Fbi Hoover) diventa il mezzo d'informazione e propaganda di tutto il Paese».

La scelta di Johnny Depp, che nel film appare in un inedito aspetto, molto maschile e privo di qualsiasi frivolezza, Mann ha confessato che per quel ruolo voleva fortemente «ho voluto fortemente Depp, «un attore che non ha studiato per recitare ma ha un talento straordinario. Ho diretto i più grandi divi esistenti, come Al Pacino, Robert De Niro, Tom Cruise, Daniel Day-Lewis e tanti altri. Ma volevo tirar fuori da Depp qualcosa di bello e diverso, una mimica e un'emotività che non aveva mai mostrato prima in altri film. E credo proprio di esserci riuscito». L'epico action thriller si basa sul romanzo «Public Enemies: America's Greatest Crime Wave and the Birth of the FBI, 1933-43» del giornalista Brian Burrough, che racconta la storia di Dillinger, un novello Robin Hood amato dalla popolazione.

postato da: 0Andromaca0 alle ore 13:44 | Link | commenti (2)
categoria:johnny depp, christian bale
giovedì, 05 novembre 2009

In uscita l'ultimo lavoro del regista dell'Iperealismo. Nemico Pubblico è l'omaggio ad un criminale entrato nella leggenda

Foto Micheal Mann dirige Johnny Deep

Micheal Mann ha un assioma tutto suo nel descrivere l’eterna lotta bene e male. Accade in ogni film che dirige, perché tutta la sua opera è davvero innovativa, realistica, diversa. Con Nemico Pubblico, film che narra la parabola criminale di John Dilliger; ha riscoperto il cinema gangsteristico tenendo fede agli stilemi del genere, aggiornadolo e rendendolo più tattile, quasi contemporaneo. “Ho scoperto che con il digitale le scene diventano più reali”- ha puntualizzato oggi alla presentazione del film, rispondendo così a chi gli chiedeva da dove venisse quella resa cinematografica così “veritiera”. “Il pubblico può sentire quello che i protagonisti di quel dramma hanno provato nel momento esatto in cui accadevano le cose. L'empatia con i personaggi, in un film del genere, deve essere perfetta. Non ci devono essere sovrastrutture.” Ed infatti quest'opera ci riporta agli anni ruggenti dell'America della grande depressione, dove le mitragliatrici avevano innescato una vera e propria guerra tra le forze dell’ordine ed il crimine organizzato.
La spregiudicatezza con la quale John Dillinger compiva rapine, ed il suo prediligere quelle banche considerate colpevoli di aver affamato il Paese gli sono valse il titolo di Robin Hood. Un bandito vecchio stampo che si scontrò con le innovazioni tecnologiche della nascente FBI di James Edgard Hoover. Il film racconta tutto questo, ma soprattutto la sfida titanica tra John Dilliger e Melvin Purvis, il poliziotto dai metodi spiccioli che riuscì ad incastrarlo e farlo entrare nella leggenda. Micheal Mann ci mostra tutto questo in maniera iperealistica. Un effetto ottenuto grazie alla possibilità di girare la pellicola negli stessi luoghi della vicenda originale, avendo persino a disposizione gli oggetti appartenuti ad entrambi i protagonisti della vicenda. Ciò che ne è venuto fuori è un capolavoro gangsteristico, sospeso tra realtà e leggenda, perfettamente interpretato da Johnny Deep e Christian Bale. Dicotomia perfetta di uomo contro uomo. Equazione perfetta di un classico film alla Micheal Mann.
Nei suoi film la sfida tra due uomini è sempre al centro della narrazione. Come mai?
Mi piace mettere al centro delle mie storie due personalità forti. E' la molla per poter raccontare la dicotomia dell'anima umana. E' un concetto semplice, che rende il film molto accattivante. In questa storia volevo raccontare di Dilliger, il bandito più famoso di quell'epoca e dell'uomo che fermò le sue imprese criminali. Sono due uomini spinti da sentimenti diversi, ma fondamentalmente uguali. E devo dire che Johnny Deep e Christian Bale, il bandito ed il poliziotto, sono stati molto bravi a rendere questa nemesi sullo schermo.

 

E' vero che ha girato nei veri posti dove si sono consumate le vicende umane e criminali di Dilliger?
Ho sempre pensato che certi posti abbiamo un'anima, perchè ci riportano nel preciso istante che stiamo raccontando. Prendiamo ad esempio la famosa pensione Little Bohemia, il luogo dove la banda di Dilliger venne fatta a pezzi dai poliziotti di Purvis (Christian Bale n.d.r.). Il letto su cui si risveglia Johnny Deep era proprio quello dove Dilliger ha riaperto gli occhi durante la sparatoria. Il soffitto era quello. Chiaramente anche la maniglia era la stessa. Quando io e Johnny ci siamo trovati in quella stanza eravamo davvero emozionati. Abbiamo capito che solo restando là potevamo avere una totale immersione nel personaggio: Johnny diventata Dilliger. Sono i piccoli particolari che creano la magia del passato. Il grande valore delle reali condizioni e le località dove sono avvenute le vicende di Dilliger sono importanti. Rendono più realista la narrazione. Accade lo stesso quando lo vediamo morire: Johnny guardava lo stesso muro che vide il bandito negli ultimi istanti della sua vita.

 

Quindi anche il cinema in cui fu ucciso Dilliger è quello?
Essendo di Chigago, sono cresciuto nella zona dove esiste ancora il famoso cinema Biograph. Negli anni '70 ero un ragazzo e mi interessavo a cosa venisse proiettato nella sua sala. La storia di Dilliger mi era già nota, perché ogni volta che con mio padre ci passavo davanti, lui mi raccontava della morte del bandito. Anzi, lui sapeva tutto. Mi diceva che quella sera non c'era una donna in rosso, bensì una donna che indossava una camicia bianca e una gonna arancione. Il colore dell'abito si è trasformato grazie alla leggenda che è seguita alla morte di Dilliger. E nel film ho cercato di rimettere a posto la storia ufficiale.

 

Insomma ha voluto omaggiare un mito...
Non sono interessato alla creazione di una leggenda. Sono piuttosto interessato ad evocare una vita. E' importante il contesto in cui si sono svolti i fatti. Il periodo conteneva tutti i grandi cambiamenti che stavano avvenendo nella società dell'epoca. Il crimine organizzato si stava espandendo in molte attività illegali, mentre dall'altra parte J.Edgard Hoover, l'innovatore dell'FBI come lo conosciamo adesso, stava rinnovando la polizia rendendola totalmente nuova. Dilliger si trovò proprio nel mezzo. Si comportava come un criminale d'altri tempi e forse non si rendeva conto di come il mondo cambiasse attorno a lui.

 

Lei ci mostra un uomo affamato di vita. Dilliger era proprio così?
Dilliger voleva vivere a modo suo, cercando di avere subito tutto il meglio possibile. In fondo era un giovane, quando morì aveva solo trentuno anni, che per dieci anni era stato in prigione. Perciò quando è uscito aveva un appetito vorace per tutto ciò che riusciva ad avere in quel momento. E questo era condiviso dagli “amici”, dalla sua gang. La sua leggenda è nata così. E' interessante sapere  che tutto è avvenuto in sole nove settimane. Quindi nulla in termini di tempo. Lui e i suoi, hanno attraversato il paese, hanno svaligiato banche, sono stati catturati, scappati e poi uccisi.

 

Il film ha il pregio di un'ottima ricostruzione storica. Lei mostra perfino come i media vennero manipolati per poter acciuffare Dillinger...
La scena in cui nei cinema vengono diramate le foto di Dilliger è molto forte e soprattutto vera. E' un fatto storico e ho voluto inserirlo nel film. In fondo, se ci pensiamo, si trattava di una cosa innovativa per l'epoca. Un'ottima propaganda per raggiungere certi fini. Era accaduto più o meno in Russia negli anni '20, che per pubblicizzare i film di Ejzenštejn si mettevano immagini sui treni, oppure in Germania con Leni Rifensthal, che in maniera totalmente diversa, aveva una propaganda molto simile a quella sovietica. Negli Stati Uniti le notizie arrivavano attraverso la radio. Era un mezzo molto diffuso, unico per portare le notizie da una all’altra parte della nazione. Ma nel 1933, accadde qualcosa di diverso. Tutti andavano al cinema. E Hoover decise di utilizzare il cinema come mezzo per informare la gente. Non ha usato i media tradizionali, perché aveva capito che l’informazione sarebbe stata più capillare ed immediata. Nessuno l’aveva fatto prima. Per questo dico che Dilliger era un eroe d'altri tempi. Negli anni '30 era un grosso personaggio, ma era già obsoleto perché la tecnologia era andata avanti. La storia l'aveva lasciato indietro. Quindi si ritrovò solo e abbandonato. Era il migliore del suo “tipo”, ma ormai il suo mondo era finito.

 

Fra tutte le cose che sono appartenute a Dilliger, ce n’è stata una che più delle altre vi ha colpito?
Nei sopralluoghi a Lille Bohemia, abbiamo trovato perfino una valigia che era appartenuta a Dillinger. Frugare tra i suoi effetti personali ci ha permesso di capire che uomo fosse. Cosa gli piaceva, cosa pensava, come si comportava con gli altri. Era un uomo che amava la bella vita, i vestiti alla moda. Era un personaggio davvero cinematografico… ed il cinema ha segnato il suo destino.

 

Roberto Leggio

postato da: 0Andromaca0 alle ore 12:13 | Link | commenti
categoria:johnny depp, christian bale
mercoledì, 04 novembre 2009

L'ipotesi emersa a fine settembre è diventata ufficialmente realtà: una parte dei diritti del franchise di Terminator è stata messa in vendita dalla Halcyon Company per pagare i debiti...

Image

Fonte:  Financial Times

Dove eravamo rimasti? A fine settembre la Halcyon Company era entrata in ristrutturazione, e Derek Anderson e Victor Kubicek avevano annunciato di voler condividere i diritti del franchise con eventuali nuovi investitori, o addirittura venderli.

Terminator SalvationOra il Financial Times riferisce che i diritti di produzione del franchise verranno messi all'asta questo mese: una procedura molto delicata che definirà il valore stesso dei diritti in un periodo storico nel quale l'industria cinematografica è considerata "in crisi" a causa della caduta degli incassi del settore home video. Il quotidiano paragona questa vendita a quella dei diritti delle Tartarughe Ninja, e sostiene che questa volta si supereranno addirittura i 60 milioni di dollari (la Halcyon li comprò due anni fa a 25 milioni): "abbiamo una proprietà che con l'ultimo film incassato tre volte tanto l'ultimo film delle Tartarughe Ninja," ha dichiarato Kevin Shultz. L'interesse è alto, soprattutto perchè si tratta di uno dei pochi franchise non controllati da una major importante.

Il Financial Times sostiene che molti compratori hanno già espresso interesse nei diritti, tra cui le principali major, guidate in particolare dalla Sony Pictures. La Summit Entertainment e la Media Rights Capital stanno seguendo l'andamento delle offerte, FTI Capital Advisors gestisce le trattative.

Va sottolineato il fatto che i diritti in vendita sono esclusivamente quelli di produzione: con essi l'eventuale compratore avrà il diritto di realizzare film, programmi tv e spin-off di Terminator, sfruttandone la popolarità. Sono esclusi invece i prodotti già realizzati, inclusi i primi quattro film, che continueranno a riempire le casse della Halcyon Company, la quale manterrà quindi qualche asset nel proprio portafoglio per tentare una ristrutturazione. 

Nel frattempo la Halcyon dovrà anche affrontare le varie questioni legali (ve le avevamo descritte nel dettaglio qui). Entro fine mese, comunque, i diritti dovrebbero essere venduti: vi terremo aggiornati...

Scritto da John Brancato, Brian Ferris e Jonathan Nolan, Terminator Salvation vede nel cast Christian Bale, Sam Worthington, Bryce Dallas Howard e Anton Yelchin. Terminator Salvation è uscito il 5 giugno in Italia.

Trovate tutte le informazioni sul cast, la produzione e la sinossi con la gallery, le locandine e i trailer nella nostra scheda.

postato da: 0Andromaca0 alle ore 11:17 | Link | commenti
categoria:christian bale
mercoledì, 04 novembre 2009

È ancora vivo. Sì, John Dillinger non è affatto morto. E sullo schermo, stavolta, ha il fascino di Johnny Depp, magnifico bandito e ossessione del G-man di Christian Bale. Negli anni bui della Grande Depressione ruba ai ricchi, estingue i debiti dei poveri, spara ai poliziotti e compra cappotti caldi per resistere ai colpi della vita e al freddo di Chicago. Mutuando i poliziotti griffati e infiltrati nella Miami blu e hypercool di Mann, Dillinger e Melvin Purvis sono figure (anti)eroiche che campeggiano i due lati opposti della legge e dell'ordine.

Tra omaggi alla tradizione e spinta all'innovazione formale arriva in sala il nuovo e accecante
film di Michael Mann, regista "strutturalmente" di genere e insieme "intimamente" off-Hollywood. Nella sua ricognizione della storia dei generi, l'autore americano non ha mai concesso esclusioni, passando dal film carcerario (Jericho Mile) a quello di rapina (Strade violente), dall'horror (La fortezza) al thriller classico (Manhunter-Frammenti di un omicidio) e sviluppando un'etica ed un'estetica assolutamente personali. Nemico pubblico non fa eccezione e si inserisce in canoni facilmente riconoscibili, dietro e sotto ai quali pulsa irrequieta un'altra anima, fatta di luci e di ombre, di ossessioni rimasticate e reinventate. A Roma per presentare il suo film, Michael Mann ci rivela il piacere del racconto e del raccontare, ricostruendo un'epoca.

John Dillinger
Michael Mann: Non saprei esattamente come collocare
Nemico pubblico nella mia filmografia, posso solo dire che mi affascinava e coinvolgeva la storia di una vita che si è accesa e spenta in un intervallo brevissimo. Volevo immergere lo spettatore in un'esperienza di vita autentica, volevo riportare in vita il mito di Dillinger e farne sperimentare l'avventurosa esistenza. Questa è la magia del cinema: poter vedere le cose "dall'interno", guardarle dal punto di vista di un personaggio. Con Nemico pubblico ho avuto poi la possibilità e la fortuna di lavorare con Johnny Depp, di impiegare la sua passionalità per rappresentare le emozioni forti di Dillinger.

Classicità e modernismo
Michael Mann: Mi piace moltissimo girare
film d'epoca, mi piace venire trasportato in un altro periodo ed esserci materialmente in quel preciso anno, giorno, momento. Nel ricostruire una specifica realtà cerco di essere il più possibile preciso e dettagliato: oggetti, luci, persone, provo a riportare in vita un presente che è passato, una realtà che inizia quando si avvia il film. La cosa più complessa di questa operazione è definire la psicologia dei personaggi, amo gli anni Trenta ma non posso dire di conoscere quell'epoca, dove evidentemente la gente pensava diversamente da oggi.

La gang di Dillinger, che agiva attraverso piccole operazioni militari, aveva un atteggiamento fatalista, viveva alla giornata e non aveva una precisa idea di quello che sarebbe stato il loro futuro. Questo approccio alla vita, così diverso da quello contemporaneo, mi ha molto affascinato e ho per questo cercato di riprodurlo e di metterlo in scena.

Riguardo alla leggendaria morte di Dillinger, conosco bene il
quartiere dove si trova il famigerato cinema, sono cresciuto a pochi passi da lì. Quando ero bambino mio padre, passando davanti a quella sala cinematografica, mi raccontava la storia di Dillinger e della sua morte. Sono convinto che quei luoghi abbiano un'anima e tutto quello che Dillinger vide coi suoi occhi e attraversò con la sua vita, mi hanno aiutato a costruire il suo personaggio.

3 D(illinger)
Michael Mann: Il 3D? Quando lo inventeranno per il dialogo allora mi interesserà. Senza dubbio i
film girati in digitale ci restituiscono la realtà esatta di quel che accade ma solo quelli in pellicola ci restituiscono il sapore di un'epoca.

"Momento" Dillinger
Michael Mann: Il momento Dillinger scatta al
cinema, mentre il mio personaggio sta guardando Clark Gable sullo schermo. Volevo che lo spettatore immaginasse cosa stesse provando in quel preciso istante, entrando nella sua testa. Che cosa starà pensando? Si starà immedesimando nell'attore? Penserà come il bandito di Gable che bisogna morire come si è vissuti? Lo saprà che l'FBI lo sta aspettando fuori dalla sala? Saprà che il suo tempo sta per scadere? Se a questa sequenza avessi aggiunto il dialogo o una voce over, non avrebbe funzionato.

In media res
Michael Mann: Volevo immergere subito lo spettatore nella vita di Dillinger, spiazzarlo. Non ero interessato a informazioni del tipo la sua vita da piccolo, il suo rapporto con la madre. Se avessi spiegato tutte queste cose avrei girato una biografia per History Channel, non certo un
film. Lo spettatore arriva al suo mondo emotivo unicamente attraverso la relazione con il suo mentore, non ho concesso altro che quel dettaglio. Una bella sfida.

Attori
Michael Mann: Il mio modo di lavorare con gli attori è piuttosto tradizionale, desidero che si immergano nei loro personaggi fino al punto di essere e pensare come loro. Io e Depp siamo andati anche nella prigione dove fu detenuto Dillinger, era ormai diroccata ma l'abbiamo restaurata, con Bale invece abbiamo soprattutto lavorato sul suo atteggiamento, doveva avere un'aria da aristocratico del sud.

postato da: 0Andromaca0 alle ore 11:03 | Link | commenti
categoria:johnny depp, christian bale