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venerdì, 04 dicembre 2009

L'attore Emile Hirsch su GQ Italia

Emile Hirsch interprete di molti film di successo come Lords of Dogtown, The Emperor’s Club e The Girl Next Door diventa modello per GQ Italia. Scatti tra il serio e il faceto che ci mostrano per la prima volta un Hirsch ironico e irriverente, spavaldo e modaiolo.

Abiti, tra gli altri, di Prada, Burberry, Opening Ceremony and Watanabe

L’attore Emile Hirsch su GQ Italia
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categoria:emile hirsch
martedì, 13 ottobre 2009

Motel Woodstock

Tratto da romanzo di Eliot Tiber, Taking Woodstock racconta i retroscena di come, dove e perchè è stato possibile dar vita al più famoso concerto della storia.


Il regista Ang Lee riesce a rendere la prima parte della vicenda piacevolmente intrattenente e, anche se suona male, decisamente frizzante. La trama è fragilissima; nonostante questo la storia del protagonista Eliot, un arredatore omosessuale del Village che fatica ad emanciparsi dai genitori e dalle sue discendenze ebreo-russe - interpretato da un bravissimo Demetri Martin - alle prese con un motel in rovina e hippie in elicottero più yuppie che nudisti, riesce a sorreggere il primo tempo, grazie ad un'ottima sceneggiatura e ad un cast di attori veramente capaci. É infatti principalmente merito di dialoghi scoppiettanti e di attori come Imelda Staunton, Henry Goodman, Emile Hirsch, Liev Schreiber che il film riesce a prendere un'inaspettata piega avvincente e quasi ricca di colpi di scena, nonostante si tratti perlopiù di scartoffie burocratiche che si incrociano sui verdi prati della campagna newyorchese. Quando i problemi si risolvono e l'invasione hippie è terminata, il divertimento e l'intelligenza lasciano lo spazio ad una commedia di buoni sentimenti e ad un percorso di formazione un po' troppo in là negli anni (all'epoca il protagonista aveva 34 anni).


Per quanto sia comprensibile voler dare spazio all'immensa celebrazione e festa che ebbe luogo sui campi di Bethel, Whitelake, di Woodstock si menziona il contorno, il contesto culturale e sentimentale del protagonista...e il tutto pare un po' inutile, come del resto alcuni personaggi: il travestito tuttofare interpretato da Liev Schrieber è certamente spassoso ma privo di un ruolo decisivo e giustificato.

Un film certamente piacevole, ma che non lascia spazio a riflessioni storico-culturali sulla vera origine economica del festival, segno che si è ancora troppo positivamente colpiti dall'evento, certamente grandioso ma non totalmente ingenuo, che fu Woodstock.

di Clara Miranda Scherffig

(00:44 - 13 ott 2009

postato da: 0Andromaca0 alle ore 09:49 | Link | commenti
categoria:emile hirsch
sabato, 10 ottobre 2009

di Aldo Spiniello

Stavolta il regista taiwanese sembra essere fuori strada, lontano dai momenti più sentiti del suo cinema, quelli in cui, sotto una ‘pelle’ dannatamente convenzionale, riesce a far vibrare le corde profonde del melodramma. La sua Woodstock gira a vuoto, senza riuscir mai a proiettarsi definitivamente nel secondo livello, quello più interno


Taking WoodstockIt’s not to make a change, just relax, take it easy. E’ la voce di ogni padre che parla al figlio, come cantava Cat Stevens. L’invito ad accettare il quotidiano come proprio destino. E’ tutta qui la storia di Elliot Tiber, giovane di origine ebraica, promettente decoratore di interni, costretto a ritornare dai suoi genitori, che gestiscono uno scalcinato motel in una cittadina sperduta delo Stato di New York. Gli affari vanno male, un’ipoteca grava sul terreno, il padre è pronto all’irreparabile, la madre (impagabile Imelda Staunton), vecchia e tenace profuga dall’ex Unione Sovietica, difende il ’poco’ che ha con i denti. Per Elliot è dura rinunciare a coltivare il proprio talento ed è dura tener celata la propria omosessualità. Ma sono gli anni di Woodstock e del Vietnam, della controcultura hippie, del love & peace. Elliot sente l’aria dei tempi e sogna di regalare alla sua cittadina una grande manifestazione di musica e libertà. Ma, in qualche modo, l’affare gli sfugge di mano e finisce per assumere proporzioni colossali. Centinaia di migliaia di giovani da tutto il paese, le proteste ‘ipocrite’ degli abitanti, la follia dei genitori, che scoprono un’improvvisa e inaspettata miniera d’oro.
Ang Lee, dopo i due trionfi veneziani de I segreti di Brokeback Mountain e Lussuria, cambia aria. Ma stavolta sembra essere fuori strada, lontano dai momenti più sentiti del suo cinema, quelli in cui, sotto una ‘pelle’ dannatamente convenzionale, riesce a far vibrare le corde profonde del melodramma. Un cinema che tratta con cura gli stereotipi, per ritrovarvi i segni di un’autenticità sepolta. Ma Motel Woodstock gira a vuoto senza trovar la porta giusta, senza riuscir a proiettarsi definitivamente nel secondo livello, quello più interno. Ok: c’è la lettura critica e sarcastica del movimento e dei suoi limiti, dell’affarismo che fagocita i sogni. Ma è già tutto sulla carta. Ang Lee guarda a un’epoca ‘mitica’ con gli occhi alieni di chi avverte solo la superficie dell’immaginario e si mantiene a una distanza tale da non cogliere l’intero spettro cromatico di un mondo. Anzi, proprio perché tutto sembra apparirgli fuori fuoco, si affida allo sguardo altrui, ripiega su un cinema visto e rivisto. E si accontenta di affidarsi allo script di James Schamus (tratto dal racconto omonimo dello stesso Elliot Tiber e di Tom Monte), alla partitura musicale di Dany Elfman, alle canzoni dell’epoca d’oro del rock. E, ovviamente, agli interpreti : una schiera di giovani star, da Emile Hirsch a Paul Dano, il protagonista Demetri Martin, un incredibile Liev Schreiber che, nei panni di un travestito ex marine, vale da solo tutto il film. E’ soprattutto grazie a loro che Lee ritrova, quasi per caso, quegli sparuti attimi di autentica emozione. Gli occhi dei figli che ritrovano lo sguardo dei padri.  
Now there’s a way and I know that I have to go away.

I know I have to go.

 

Titolo originale: Taking Woodstock
Regia: Ang Lee
Interpreti: Demetri Martin, Imeulda Staunton, Paul Dano, Emile Hirsch, Liev Schreiber, Eugene Levy
Distribuzione: Bim
Durata: 121'
Origine: Usa, 2009
postato da: 0Andromaca0 alle ore 16:15 | Link | commenti
categoria:emile hirsch
sabato, 10 ottobre 2009

di Boris Sollazzo

Metti una sera in un talk show Ang Lee ed Elliot Tiber, un premio Oscar e uno quasi (nominato per Rue Haute, un suo libro adattato cinematograficamente dal compagno Andrè Ermotte), un’autobiografia galeotta (Taking Woodstock di Tiber appunto, ed. Rizzoli). Le avventure sexy radical chic di un designer che ha conosciuto anche Rotchko e Capote e quelle terra terra del suo scalcagnato motel di famiglia, la favola di come salvarono Woodstock. A raccontarlo sul grande schermo un cineasta che vuole far sorridere dopo tante lacrime. Ang Lee affida le avventure di Tiber all’ottimo Demetri Martin e lascia sullo sfondo il concerto leggendario (come nel suo Ice Storm: lì c’era il dopo sbornia, qui il prima). Buona musica, niente palco, fango, traffico, un trip con Paul Dano, due film. Nel primo ci sono melò, commedia e carattere, nel secondo solo gag, caratteristi (Liev Schreiber su tutti) e il solito eccezionale Emile Hirsch. La prima parte è una promessa di musica, cinema, arte, di divertimento e nostalgia, di idealismo e speranza, di follia e cambiamento. La seconda un ritorno alla realtà, alla meschinità di una madre troppo avara e un padre troppo codardo e di un cineasta che pur dotato di ottimo talento e molta furbizia, si trova nella solita difficoltà di chiudere le sue storie, con l’ansia deleteria di voler chiudere sempre il cerchio. Semplifica troppo e ci priva del sogno, si riprende solo a tratti, e finiamo per amare lo stesso questo film per quella prima ora, entusiasmante, e per un ensemble d’attori davvero niente male.

 

Voto: 6 ½


Titolo originale: Taking Woodstock; Regia: Ang Lee; Sceneggiatura: James Schamus, Elliot Tiber, Tom Monte ; Fotografia: Erig Gautier; Montaggio: Tim Squyres; Scenografia: David Gropman; Costumi: Joseph G. Aulisi; Musica: Danny Elfman; Produzione: Focus Features; Distribuzione: Bim Distribuzione; Interpreti: Demetri Martin, Imelda Staunton, Henry Goodman, Emile Hirsch, Paul Dano, Dan Fogler, Kelli Garner, Jeffrey Dean Morgan, Eugene Levy, Christina Kirk, Gabriel Sunday, Jonathan Groff, Adam Pally; Origine: Usa; Anno: 2009; Durata: 110’

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categoria:emile hirsch
giovedì, 08 ottobre 2009

Tre giorni di pace, amore e musica a White Lake. Tre giorni al centro dell’Universo.

di Ilaria Falcone
Pubblicato giovedì 8 ottobre 2009 - NSC anno VI n. 1

Tratto dal romanzo autobiografico (Taking Woodstock, edito in Italia da Rizzoli) di Elliot Tiber, Motel Woodstock è il nuovo film emozionante, scanzonato e radioso del Premio Oscar Ang Lee. Elliot (Demetri Martin) lavora come arredatore, cerca la sua strada esistenziale e professionale, ma è ancora legato agli affari di famiglia, ossia al Motel El Monaco, che rischia il fallimento, gestito dai suoi genitori, Jake e Sonia Teichberg (un incredibile Henry Goodman e una magnifica e geniale Imelda Staunton).

Il giovane, mentre cerca le alternative per pagare il mutuo dell’alberghetto, viene a sapere che le vicina cittadina di Wallkill ha negato i permessi agli organizzatori di un festival musicale. Così, prende il telefono, e chiama subito il produttore della Woodstock Ventures, Michael Lang (un magico Jonathan Groff); gli offre il Motel, come campo base, e gli presenta il suo vicino di casa Max Yasgur (Eugene Levy), proprietario di una fattoria di 250 ettari, che Michael affitterà per il festival.

Aiutato da un gruppo di amici-concittadini, tra cui Devon (Dan Folger), regista di una compagnia teatrale; Billy (un commovente Emile Hirsch), reduce dal Vietnam; Vilma (uno strabiliante Liev Schreiber), un travestito ex-marine, che si propone come security per la zona; ma contrastato anche da altri abitanti di Bethel, tra cui il fratello di Billy, Dan (Jeffrey Dean Morgan, il Denny Duquette di Grey’s Anatomy), Elliot si troverà catapultato al centro dell’Universo, nell’occhio di quel ciclone generazionale che cambierà la cultura popolare, ma anche la sua vita.

15-18 agosto 1969, l’uomo aveva da poco messo piede sulla Luna, e artisti come Joan Baez, Joe Cocker, Jimi Hedrix, gli Who si apprestavano a creare il mito, una piccola nota per loro un grande balzo per la storia della musica. Erano gli anni del Vietnam; Martin Luther King e Kennedy erano stai uccisi (1968), Nixon era il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Motel Woodstock, presentato al Festival di Cannes, rende omaggio al documentario che Michael Waldeigh aveva realizzato su quell’ evento: Woodstock - Tre giorni di pace, di amore e di musica, anno 1970. Ang Lee racconta un angolo allegro e nostalgico di Woodstock.

Motel Woodstock non è un documentario né un musical. Il regista parte da un nucleo familiare ben definito e ne esplora e affronta i cambiamenti, in parallelo con i cambiamenti che quel festival apportò alla società. La famiglia di Elliot, particolare e universale allo stesso tempo, è la protagonista di questa storia di liberazione, onestà e tolleranza. Motel Woodstock si inserisce in quel genere di film, accattivanti, rari e preziosi, che raccontano “la notte prima”, quelli che sanno cogliere lo spirito dei tempi, permettendo a chi sta a guardare di scollegarsi dal presente e immergersi tra gli hippies e nel rock, in quell’atmosfera di pace, amore e musica. E non è solo l’atmosfera che comunica con lo spettatore, ma sono anche le immagini, i costumi, la scenografia e, soprattutto, la frizzante scrittura dei personaggi: complessa e caratterizzante. Tutto questo narrato con un abile uso dello split screen, che divide l’ inquadratura in diverse immagini, ampliando la visuale e permettendo al regista di giocare con i contrasti dell’epoca, conservatori e liberali. L’agilità stilistica e la magnifica fotografia impreziosiscono quest’opera, confluiscono sui personaggi, irradiando il loro ruolo.

E poi ci sono i sogni e le disillusioni. Motel Woodstock proietta sul grande schermo un angolo di quel festival, abbiamo detto, ma il suo sguardo è di 360°. Ang Lee ha magistralmente saputo coglierne anche il "lato b", quello che c’è sempre nella vita, quello che camuffa interessi con innocenza, quello dei compromessi, rappresentato con una musicalità agrodolce, ma senza, e qui sta la peculiarità della pellicola, tonalità ciniche: il produttore Michael Lang e il suo spirito fatto di gilet di pelle sfrangiati e sandali è accompagnato da macchine nere da cui scendono finanziatori in giacca cravatta e ventiquattrore; Lila Wittenborn (Mamie Gummer, brillante come sua madre Maryl Streep agli esordi), assistente di Michael, fa ben capire a Elliot che tutto resterà reale, finchè ci saranno i soldi, non i sogni; Ang Lee è riuscito, in poche, ma decise scene, a far trasmettere a Billy, reduce dal Vietnam, la disperazione del rimpianto; la domanda finale “e ora?” in uno scenario da post concerto, e l’ illuminante risposta di Michael. Motel Woodstock regala due ore di sorrisi, misti a nostalgia e rimpianto, per chi c’era e per chi avrebbe voluto esserci.

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categoria:emile hirsch
giovedì, 08 ottobre 2009
[ di Luigi Aversa ]


Il momento di passaggio dal vecchio al nuovo: ancora una volta il cinema di Ang Lee si sofferma sull’attimo in cui questo sta per avvenire.
Se in “Pushing Hands” (1992), suo film d’esordio, e ne “Il banchetto di nozze” (1993) raccontava in forma leggera l’incontro-scontro fra la tradizione taiwanese e la modernità americana, in “Tempesta di ghiaccio” (1997) i prodromi della rivoluzione sessuale e ne “I segreti di Brokeback Mountain”, premio Oscar 2005 per la miglior regia, la fine del mito della frontiera, in “Motel Woodstock” il cineasta sino-americano ci fa rivivere al microscopio, istante per istante, “l’incredibile storia del concerto che ha cambiato la storia”.
Il sogno americano può realizzarsi in mille forme, basta crederci. E’ quello che pensa Elliot (Demetri Martin), un giovane artista incompreso e segretamente omosessuale che gestisce assieme agli anziani genitori, Sonia (Imelda Staunton) e Jack (Henry Goodman), un motel a Bethel, piccolo comune rurale della Contea di Sullivan, nello Stato di New York. Nella cittadina le giornate scorrono l’una identica all’altra, con le uniche scosse rappresentate dalle annoiate riunioni di preparazione dell’annuale Festival delle Arti

organizzato proprio dall’irrequieto Elliot. Ma l’ansia di cambiamento cova sotto la cenere. Quando Elliot apprende dai giornali che un comune poco lontano ha rifiutato di accogliere nelle sue campagne i partecipanti a un concerto rock di cui si parla da tempo, una lampadina si accende nella sua testa e decide di mettersi in contatto con gli organizzatori della manifestazione per convocarli a Bethel. In un batter d’occhio, via terra, via cielo e se potessero persino via mare, schiere imponenti di manager si precipitano sul posto. Pur se fortemente osteggiato dagli abitanti del paese, con l’aiuto dei suoi amici, fra i quali il regista teatrale Devon (Dan Fogler), il veterano Billy (Emile Hirsch) tornato di recente dal Vietnam e il travestito ex marine Vilma (Liev Schreiber), Elliot (Demetri Martin) si trova coinvolto in un’esperienza che cambierà la sua vita, la sua generazione e la cultura popolare per sempre.
La sonnacchiosa e periferica Bethel nel giro di pochi giorni si anima e si risveglia fino a diventare il centro del mondo. Quello che sta per accadere sul grande prato della fattoria di Max Yasgur, che ha offerto i suoi pascoli dietro lauto compenso per ospitare il concerto, sarà il più grande evento della storia del rock: il leggendario Woodstock, «tre giorni di pace, amore e musica», più volte replicati, clonati e copiati ma mai all’altezza dell’originale.
Prendendo spunto dal libro “Taking Woodstock” di Elliot Tiber, Ang Lee sceglie di raccontare quello straordinario evento che ha segnato un’epoca senza mai ricorrere a immagini di repertorio. L’unica somiglianza con il film documentario di Michael Wadleigh del 1970, al cui montaggio collaborò Martin Scorsese (chissà come ce lo racconterebbe lui quell’evento), è nell’uso dello split-screen, lo schermo diviso in più riquadri, che lì mostrava in contemporanea le immagini del concerto e spaccati del pubblico, qui invece è tutto dedicato ai volti, ai corpi e alle mille situazioni che animarono quelle indimenticabili giornate.
Ma più in generale l’approccio di Ang Lee alla materia trattata è intimo, quasi in sottrazione, dove il concerto rimane sempre sullo sfondo sospeso in uno spazio-tempo mitico. Quello che conta per il regista taiwanese è porre sotto la lente d’ingrandimento la genesi di una leggenda, e soprattutto i sogni di una generazione che sentiva sotto la pelle che un altro mondo era possibile.

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categoria:emile hirsch
domenica, 04 ottobre 2009

Motel Woodstock (Taking Woodstock, Usa, 2009) di Ang Lee; con Demetri Martin, Dan Fogler, Henry Goodman, Jonathan Groff, Eugene Levy, Jeffrey Dean Morgan, Imelda Staunton, Paul Dano, Kelli Garner, Mamie Gummer, Emile Hirsch, Liev Schreiber.

3 giorni di musica, pace, sesso e amore. 3 giorni passati alla storia. 3 giorni, dal 15 agosto al 18 agosto del 1969, che videro arrivare a White Lake, nello stato di New York, oltre 500,000 giovani da tutti gli Stati Uniti d’America, facendo diventare il concerto di Woodstock semplice leggenda. Tutto questo non interessa ad Ang Lee. Motel Woodstock, infatti, non è una pellicola sul concerto rock più famoso e celebrato di tutti i tempi, ma sulle incredibili traversie che lo portarono a compimento e soprattutto sui cambiamenti epocali che portò all’interno della famiglia Tiber, che ebbe un ruolo fondamentale nella sua realizzazione.

Tratto dall’omonima autobiografia di Elliot Tiber, Motel Woodstock ci porta in un tempo che fu, dove tutto sembrava possibile, segnato dalla guerra in Vietnam e da generazioni di ragazzi che credevano in un sogno, in un ideale, urlando al mondo “peace and love”, attraverso un trip di colori, di musica, di sorrisi, di ricordi, di emozioni, splendidamente condensati dal solito maniacale e poetico tocco del regista taiwanese, tornato con gioia a toccare con mano le corde di un’atipica e riuscita commedia generazionale.

E’ il 28 agosto del 1963 quando Martin Luther King Jr. pronuncia il suo celebre discorso “I Have a Dream”. 5 anni dopo, il 4 aprile del 1968, King viene ucciso. Un mese prima ha luogo il massacro di My Lai in Vietnam. Un mese dopo viene assassinato Robert F. Kennedy. Il 27/28 giugno esplodono a New York gli Stonewall Riots, che segnano l’inizio del Movimento di Liberzione degli omosessuali. Il 14 luglio del 1969 a Michael Lang e ai suoi collaboratori vengono negati i permessi per organizzare un festival musicale a Wallkill. Il giorno dopo, un ragazzo di nome Elliot Tiber viene a conoscenza di questa notizia. Lui e la sua famiglia gestiscono un motel fatiscente e in fallimento a White Lake, nello stato di New York. Qui, da anni, Elliot organizza una sorta di Festival musicale di musica classica, che raduna poche decine di persone. Ha già i permessi per poterlo ripetere anche quell’estate. L’occasione è troppo ghiotta, visto che nessuno stato d’America sembra voler concedere i permessi a Michael Lang per il suo concerto di fricchettoni. Elliot prende così la palla al balzo, propone a Lang il suo motel come base principale del Festival e i terreni vicini come possibile aerea per il concerto,contribuendo inconsapevolmente a fare la storia…

Nacque così, tra l’incredulità generale dei presenti, il più grande e celebre concerto di sempre. Oltre un milione e mezzo di ragazzi si incamminarono verso il motel di Elliot Tiber e la sua famiglia, che mai fu più come prima dopo il ciclone Woodstock. Proprio a questa rivoluzione, familiare e personale, orienta il proprio interesse Ang Lee, che porta così in sala i cambiamenti epocali che videro protagonisti Jake, Sonia Teichberg e loro figlio Elliot. Woodstock non riuscì a cambiare il mondo ma sicuramente contribuì a cambiare l’esistenza di questi due genitori, così differenti e così innamorati, e del loro figlio, così timido, chiuso e trattenuto, tanto da non riuscire a vivere appieno la propria omosessualità.

Da figlio succube Elliot si trasformerà finalmente in uomo, padrone della propria vita, crescendo e maturando proprio in quei giorni che videro il proprio scalcinato motel trasformarsi nel più grande punto di ritrovo hippie di sempre. Lo scopo di Lee era quello di collocare una storia di trasformazione umana in un contesto di trasformazione culturale. Uno scopo raggiunto appieno, grazie ad uno script, scritto dal fido James Schamus, che oscilla continuamente tra le corde dell’ironia e quelle dell’emotività, ricostruendo perfettamente quegli storici giorni.

Pazzesco, infatti, il lavoro fatto dal punto di vista scenografico, per non parlare dei costumi e delle centinaia di comparse utilizzate per le riuscite e convincenti scene di massa. Lee, dal punto di vista registico, spazia sapientemente tra continui split screen di palmiana memoria e cambi di formato, con una fotografia, diretta da Eric Gautier, pronta ad evolversi minuto dopo minuto, passando dai colori ‘vintage’ a quelli ‘psichedelici’, fino allo strizzare l’occhio ai reperti originali dell’epoca (in realtà mai utilizzati), portarti sul grande schermo nel 1970 da Michael Wadleigh (e da un certo Martin Scorsese) con lo strepitoso documentario (Premio Oscar) Woodstock.

Ad aiutare Lee nella complicata riuscita della pellicola, un cast di attori magnificamente calatosi nella parte. Su tutti la superba, divertente e magistrale Imelda Staunton, nei panni della burbera madre di Elliot (a mio avvido da possibile candidatura all’Oscar), Sonia, affiancata dall’esordiente Demetri Martin, perfetto nei panni del timido e chiuso figlio che fa di tutto per aiutare i propri genitori, anche se questi non troppo affettuosi nei suoi riguardi. A completare il quadro familiare il malato, taciturno padre di famiglia, e innamorato della propria moglie, interpretato da un trasformato Henry Goodman.

A loro 3, veri protagonisti della pellicola, si affiancano il solito bravissimo Emile Hirsch, nei panni di un veterano di guerra tornato dal Vietnam, un angelico quanto trasgressivo, provocante e bellissimo Jonathan Groff e un inedito Liev Schreiber, nei vestiti di un travestito ex-marine che diventa il responsabile della sicurezza del Motel. Un personaggio, il suo, tanto realmente esistito quanto fondamentale per l’accettazione sessuale di Elliot, visto che sarà proprio Liev/Vilma a fargli capire che deve vivere la propria vita, portandolo di conseguenza ad incoraggiare i genitiri a vivere la loro.

Senza vedere mai neanche un secondo di concerto, a parte un bellissimo ‘trip’ finale che si abbatte come uno tsunami di colori, musica e amore sul palco, Ang Lee riesce perfettamente nell’impresa di farci ‘calare’ nell’atmosfera unica e probabilmente inimitabile di quel tempo che fu e che nessuno dei partecipanti realmente e completamente ricorda, perchè chi dice il contrario, probabilmente, a Woodstock non c’è davvero mai stato…

Uscita in sala: 9 ottobre

Voto Federico: 7

postato da: 0Andromaca0 alle ore 20:14 | Link | commenti
categoria:emile hirsch
mercoledì, 30 settembre 2009

(Taking Woodstock) Regia: Ang Lee – Cast: Liev Schreiber, Jeffrey Dean Morgan, Emile Hirsch, Dan Fogler, Paul Dano, Eugene Levy, Kelli Garner, Imelda Staunton, Demetri Martin, Jonathan Groff, Henry Goodman – Genere: Commedia, colore 120 minuti – Produzione: Usa, 2009 – Distribuzione: BIM – Data di uscita. 9 ottobre 2009.

Preparatevi per un viaggio nel tempo, un viaggio in cui vi cresceranno i capelli, avrete fiori sui vestiti e tanta voglia di sorridere. Questo “trip” vi porterà dritti dritti nel più famoso dei concerti della storia Americana: Woodstock. Ang Lee dirige questa commedia come un “Cicerone”, spiegando allo spettatore la storia e l’aria che si respirava prima e durante il grande evento, e lo fa avvalendosi di un giovane ragazzo, Elliot. La storia di Elliot è quella dell’uomo che involontariamente ha contribuito a trasformare il leggendario Festival di Woodstock del 1969, nel grande evento che è diventato. La sua famiglia gestisce un fatiscente motel, “El Monaco” nei Catskills, un paesino vicino New York, dove Elliot li aiuta come può per salvarli dal fallimento. Venuto a sapere che la cittadina di Wallkill ha negato i permessi agli organizzatori di un festival musicale, si propone per ospitarli nel suo motel, sperando di risollevare le finanze familiari. Detto fatto, Michael Lang e gli organizzatori della Woodstock Ventures piombano nella cittadina, con tanto di elicottero, per una ricognizione. L’unico inconveniente è il posto, infatti la terra di Elliot è un enorme palude. Ma il ragazzo ha un asso nella manica, presenta ai “Woodstockiani” il vicino di casa Max, che possiede una fattoria di 250 ettari di produzione di latte e il gioco è fatto. Tutto è pronto per organizzare la maratona musicale, “tre giorni di pace, amore e musica a White Lake”, a cui mezzo milione di persone prese parte. La pellicola si avvale di un cast eccezionale, con attori come Henry Goodman e Imelda Staunton, che sono i fantastici genitori di Elliot, Emile Hirsch, che interpreta un ragazzo reduce dal Vietnam, gli strampalati attori della compagnia teatrale che vive nel fienile di El Monaco, e Vilma, un travestito ex-marine, a cui dà volto il muscoloso Liev Schreiber. Ognuno fa la sua parte magnificamente, proiettandoci l’idea e la realtà di un ambiente del tutto sconosciuto alla nostra generazione, fatto di droghe allucinogene, trip mentali, sogni, speranze e tanta voglia di ribellione, ci catapulta al centro di un evento generazionale che cambierà la cultura popolare per sempre, ci mostra il ’69 di Woodstock. La colonna sonora non potrebbe essere delle migliori, affidata ai gruppi di allora come i Grateful Dead, i Jefferson Airplane, Country Joe and the Fish, i Doors, gli Who, Jimi Hendrix e chi più ne ha più ne metta. Il premio Oscar Ang Lee torna alla commedia, proponendoci questo scanzonato viaggio nel tempo, che è una trasposizione cinematografica tratta dall’omonima biografia di Elliot Tiber, “Taking Woodstock” , dai toni rigorosamente accesi. Seppur Woodstock non sia un soggetto facile per una pellicola da grande schermo, nel film oltre alla comicità troviamo emozioni, riflessioni sulla difficoltà di crescere e cambiare, e la straordinaria sensazione che tutto era possibile.

Sonia Serafini

postato da: 0Andromaca0 alle ore 22:59 | Link | commenti
categoria:emile hirsch
giovedì, 17 settembre 2009

Pioggia di foto per Motel Woodstock

In originale era Taking Woodstock, perché tratto dal libro omonimo di Elliot Tiber e Tom Monte. In Italia uscirà il 9 di ottobre con il titolo Motel Woodstock.

Diretto da Ang Lee vede nel cast Liev Schreiber, Jeffrey Dean Morgan, Emile Hirsch, Dan Fogler, Paul Dano, Eugene Levy, Kelli Garner, Imelda Staunton, Demetri Martin, Jonathan Groff, Henry Goodman.

Ecco la trama: Elliot Tiber (Demetri Martin) aiuta i genitori a tenere in piedi il loro alberghetto. Quando però sente che ci sarà un concerto lì vicino, decide di offrire il motel come “base”. Quel concerto ha un nome: Woodstock.

La storia è naturalmente vera, dopo il salto tante foto per voi.

Pioggia di foto per Motel Woodstock
Pioggia di foto per Motel WoodstockPioggia di foto per Motel WoodstockPioggia di foto per Motel WoodstockPioggia di foto per Motel Woodstock

Pioggia di foto per Motel WoodstockPioggia di foto per Motel WoodstockPioggia di foto per Motel WoodstockPioggia di foto per Motel WoodstockPioggia di foto per Motel WoodstockPioggia di foto per Motel WoodstockPioggia di foto per Motel WoodstockPioggia di foto per Motel WoodstockPioggia di foto per Motel WoodstockPioggia di foto per Motel Woodstock

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martedì, 01 settembre 2009

La ragazza della porta accanto Emile Hirsch Immagini dal film 3

Tempo fa vi avevamo parlato del coinvolgimento di Emile Hirsch all’interno di un film basato sull’Amleto di Shakespeare. Il protagonista di Into the Wild interpreterà il principe di Danimarca, dietro la macchina da presa ci sarà Catherine Hardwicke (Twilight). Forse è proprio a causa dei vampiri che la regista ha recentemente portato sul grande schermo che l’attore ha dichiarato:

“Vogliamo che questo Amleto sia un horror terrificante, mistico e soprannaturale. [...] C’è tutto questo nei versi di Shakespeare, il nostro film è destinato a diventare una macabra risposta al Romeo + Juliet di Baz Luhrmann.”

Che dire, se ci riescono tanto di cappello. L’importante è che non rovinino una delle tragedie più belle di tutti i tempi. Voi che ne dite?

(Fonte: digitalspy)

postato da: 0Andromaca0 alle ore 10:12 | Link | commenti
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