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giovedì, 08 ottobre 2009
Il regista e documentarista bolognese si è spento a Roma dopo una lunga malattia.


notizia a cura di Fabio Fusco, scritta il 08.10.2009

E' morto il regista Gianfranco Mingozzi
Si è spento a Roma, dopo una lunga malattia il regista Gianfranco Mingozzi, assistente alla regia di Federico Fellini per La dolce vita, e autore di pellicole come Il frullo del passero e La vela incantata e di numerosi documentari tra cui quelli dedicati alla diva del muto Francesca Bertini e al regista Michelangelo Antonioni.

Nato nel 1932 in provincia di Bologna, Mingozzi iniziò a muovere i primi passi nel mondo del cinema nei primi anni '60, dopo essersi diplomato al Centro sperimentale di cinematografia a Roma. Dopo aver firmato alcuni cortometraggi, Mingozzi partecipò alla realizzazione de
Le italiane e l'amore, un film a episodi ispirati a vicende reali che recentemente ha fatto parte della retrospettiva Questi fantasmi, alla Mostra del Cinema di Venezia. In seguito, Mingozzi ha lavorato con Florinda Bolkan, Massimo Ranieri, Monica Guerritore, Lina Sastri, Ornella Muti e Philippe Noiret.
L'ultimo lavoro diretto dal regista è il documentario
Giorgio/Giorgia (storia di una voce), presentato lo scorso anno al Festival del Film di Roma, e incentrato sull'artista transessuale Giorgia O'Brien.

postato da: 0Andromaca0 alle ore 15:11 | Link | commenti
categoria:saluti
giovedì, 17 settembre 2009
L'attore americano, star dello show 'Laugh-In' e di 'The Blues Brothers' si è spento nella sua casa di Malibu dopo una lunga battaglia contro il cancro.


notizia a cura di Fabio Fusco, scritta il 17.09.2009

E' morto Henry Gibson
Si è spento nella sua casa di Malibu, dopo una lunga battaglia contro il cancro l'attore Henry Gibson, celebre per alcuni ruoli in pellicole di culto come The Blues Brothers, e per show televisivi come Laugh-In, popolarissimo negli States tra gli anni '60 e '70. Gibson, che di recente era apparso anche in Boston Legal, era entrato a far parte del cast originale di Laugh-In, sulla NBC, insieme ad un cast formato da Ruth Buzzi, Judy Carne, una giovanissima Goldie Hawn, Arte Johnson, Jo Anne Worley e altri ancora, ed ebbe un successo immediato. I suoi compagni di lavoro dell'epoca - tra cui il conduttore Gary Owens e la Worley - ricordano Gibson come "una persona molto divertente" e "il più gentile del cast di Laugh-In, sempre disponibile a dare consigli e ad ascoltare gli altri" Nello show, tra le altre cose, Gibson interpretava una sorta di poeta sempre pronto ad esprimersi in rima, e il suo personaggio era diventato immediatamente popolare, tanto che persino John Wayne ne fece una scherzosa parodia.
Henry Gibson nel film The Blues Brothers
Nel corso della sua carriera tuttavia, Gibson è apparso anche in quattro film diretti da
Robert Altman - tra cui Nashville, in cui aveva interpretato un cantante country, un ruolo che gli valse una nomination ai Golden Globes - ma anche ne I Blues Brothers, L'erba del vicino e più recentemente in 2 single a nozze. Nato nel 1935 in Pennsylvania, James Bateman - questo il suo vero nome - aveva iniziato a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo a soli otto anni, girando in tournèè per ben nove anni con la compagnia del Mae Desmond Theatre. Successivamente, dopo aver servito la patria nell'aviazione, proseguì gli studi artistici alla Royal Academy of Dramatic Art di Londra.
Era ancora noto con il suo nome di battesimo, quando divideva un appartamento a New York con
Jon Voight - anche lui un attore emergente, all'epoca - e per proporsi in maniera più convincente ai provini, aveva ideato un piccolo sketch comico insieme all'amico e collega, durante il quale i due si presentavano come Harold e Henry Gibson.
Il successo - e l'affermazione del suo nome d'arte - arrivò quando Gibson fu scritturato per portare il suo personaggio nel The Tonight Show. In seguito apparve accanto a
Jerry Lewis ne Le folli notti del dottor Jerryll, e poi arrivarono altri ruoli in Baciami, stupido di Billy Wilder, e apparizioni da guest-star in celebri serie degli anni '60 come Vita da strega.

Nel 2007 Gibson aveva perso sua moglie, Lois, che aveva sposato quarant'anni prima e che gli aveva dato tre figli, Lois, Charles e James. La famiglia dell'attore ha chiesto di rendergli omaggio facendo delle donazioni alla Screen Actors Guild Foundation e alla Biblioteca Pubblica di Malibu.

postato da: 0Andromaca0 alle ore 16:33 | Link | commenti
categoria:saluti
mercoledì, 16 settembre 2009
Il regista di Le ragazze di Piazza di Spagna, Domenica d'agosto e Terza liceo si è spento a Roma a 91 anni.

notizia a cura di Valentina D'Amico, scritta il 16.09.2009

Addio a Luciano Emmer
Il regista e sceneggiatore Luciano Emmer si è spento stamattina all'età di 91 anni al policlinico Gemelli di Roma. Il regista milanese, noto per opere come Domenica d'agosto, Le ragazze di Piazza di Spagna, Terza liceo e La ragazza in vetrina, non si era ripreso dopo il brutto incidente occorsogli pochi mesi fa. Proprio La ragazza in vetrina, pellicola del 1960, era stato proiettato a Venezia 66 all'interno della retrospettiva "Questi Fantasmi", dedicata nell'ultimo biennio al cinema italiano.

Emmer, nato a Milano il 19 gennaio 1918, ha esordito come documentarista, producendo documentari d'arte con
Enrico Gras negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Dopo aver esordito nel lungometraggio nel 1949 con il popolare Domenica d'agosto, il regista entrò a far parte di diritto della corrente definita dai critici 'neorealismo rosa' che univa una rappresentazione accurata della realtà italiana post-bellica a toni da romanzo d'appendice, immettendo nelle sue storie meccanismi ed elementi tipici di quella che poi diventerà la 'commedia all'italiana'. Dopo La ragazza in vetrina, Emmer decise di abbandonare il cinema per lungo tempo facendo ritorno al lungometraggio solo nel 1990 con Basta! Ci faccio un film, seguito da Una lunga lunga lunga notte d'amore e L'acqua... il fuoco del 2003.

Luciano Emmer ha affiancato la carriera cinematografica con quella più sotterranea di regista di spot pubblicitari. Sua è la celebre sigla del primo Carosello e suoi sono molti spot interpretati da personaggi famosi come
Totò, Walter Chiari, Mina, Dario Fo e Aldo Fabrizi. L'ultimo lavoro del regista risale al 2008 ed è un cortometraggio d'arte intitolato Masolino, dedicato al pittore toscano Masolino da Panicale.
postato da: 0Andromaca0 alle ore 20:48 | Link | commenti
categoria:saluti
martedì, 15 settembre 2009
Ci lascia a 57 anni l'icona sexy che ci ha fatto sognare in Dirty Dancing, Ghost e Point Break.

notizia a cura di Valentina D'Amico, scritta il 15.09.2009

Addio a Patrick Swayze
Alla fine Patrick Swayze non ce l'ha fatta. L'attore si è spento lunedì a 57 anni dopo una lunga battaglia contro un tumore al pancreas. Swayze, che aveva un passato di ballerino a Broadway, divenne popolare per aver interpretato successi al box-office come Dirty Dancing, Point Break e Ghost - Fantasma. Dirty Dancing, in particolare, divenne un vero e proprio cult che gli fruttò una nomination ai Golden Globe e trasformò in hit la canzone (I've Had) The Time of My Life premiata con l'Oscar nel 1988. Swayze scrisse ed eseguì un'altra canzone della soundtrack, She's Like the Wind, piazzatasi al terzo posto nella pop music charts. Nel 1990 Ghost - Fantasma divenne un successo al botteghino guadagnando 505 milioni di dollari in tutto il mondo e trasformando Patrick Swayze in icona romantica.

L'esordio cinematografico dell'attore risale al 1983 con il cult diretto da Francis Ford Coppola I ragazzi della 56a strada, seguito da un'altra pellicola che ha lasciato un profondo segno nel cinema degli anni '80, l'allegoria politica di John Milius Alba rossa in cui Swayze recitò a fianco della sua futura co-star in Dirty Dancing Jennifer Grey. Tra le altre pellicole da lui interpretate figurano A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, Il duro del Road House, Donnie Darko e la miniserie tv Nord e Sud. La sua ultima apparizione risale a poco tempo fa quando, già malato, l'attore ha partecipato alla serie tv The Beast.
postato da: 0Andromaca0 alle ore 12:02 | Link | commenti
categoria:saluti
lunedì, 17 agosto 2009
Il gigante della critica cinematografica italiana se n'è andato un mese prima di compiere 81 anni, dopo una lunga malattia che non era riuscita a ridurlo all'inattività.

notizia a cura di Alessia Starace, scritta il 17.08.2009

Addio, Tullio Kezich
Una grande firma della critica cinematografica e teatrale, Tullio Kezich, ci ha lasciato quest'oggi dopo una lunga di malattia. Kezich, giornalista, scrittore, sceneggiatore e drammaturgo, avrebbe compiuto 81 anni il 17 settembre.

Triestino di nascita, Tullio Kezich iniziò a scrivere di cinema adolescente, contribuendo, già nel 1941, con i suoi scritti alle riviste Cinema e Film. Nel dopoguerra, non ancora ventenne, iniziò a collaborare con il settimanale Caleidoscopio e soprattutto con Radio Trieste, per la quale seguì diverse edizioni della Mostra de Cinema di Venezia.

Kezich diede inizio nel 1950 alla collaborazione con la rivista Sipario, di cui fu direttore dal 1971 al 1974, ma nel corso di una lunga, instancabile carriera, collezionò proficue collaborazioni con il settimanale Panorama e con i quotidiani La Repubblica e Il Corriere della Sera che lo portarono a produrre un gran numero di recensioni in seguito pubblicate in diversi volumi.
Dopo le prime collaborazioni "attive" in ambito cinematografico, nei primi anni '60, Kezich fondò con
Ermanno Olmi la società di produzione 22 dicembre. Nel '69 ebbe inizio il suo impegno in RAI, presso la quale s'impiegò nella stesura di diverse sceneggiature per opere televisive e cinematografiche. Nel frattempo, proseguiva l'impegno come critico e recensore, e cresceva il curriculum delle sue opere pubblicate, lavorando anche ad adattamenti e copioni originali per il teatro.

Una figura di rilievo per la cultura italiana, dunque, e un maestro per gli addetti ai lavori, che non possono che salutarlo con commozione, rispettando la sua scelta di andarsene in silenzio, senza la celebrazione di esequie.
postato da: 0Andromaca0 alle ore 16:29 | Link | commenti
categoria:saluti
venerdì, 07 agosto 2009
A causa di un improvviso attacco cardiaco, ci lascia il regista e sceneggiatore americano, autore di tanti classici degli anni '80, come Sixteen candles, Bella in rosa, The Breakfast Club e Io e zio Buck.

notizia a cura di Fabio Fusco, scritta il 07.08.2009

E' morto John Hughes
Il regista e sceneggiatore John Hughes, simbolo indiscusso delle commedie anni '80 come Un compleanno da ricordare - Sixteen Candles, Bella in rosa e Breakfast Club si è spento improvvisamente a New York a causa di un attacco cardiaco. Hughes, che aveva 59 anni, aveva iniziato a lavorare verso la fine degli anni '70 come sceneggiatore per il serial televisivo Delta House, quindi per pellicole come Mister Mamma e Riunione di classe. Nell'84 aveva debuttato dietro la macchina da presa con Sixteen Candles, il primo di una manciata di film girati nell'arco di pochi anni, che vedeva protagonista una giovane Molly Ringwald nei panni di una sedicenne alle prese con un compleanno davvero indimenticabile. A questo film ne seguirono altri, alcuni dei quali divennero quasi subito dei classici di quel decennio, come The Breakfast Club, anche questo interpretato dalla Ringwald con Emilio Estevez, quindi Un biglietto in due, La donna esplosiva - nel quale la protagonista era la splendida Kelly LeBrock, allora popolarissima grazie al suo ruolo ne La signora in rosso - Io e zio Buck e l'ultimo, Una tenera canaglia.

Dall'inizio degli anni '90, Hughes aveva smesso improvvisamente di dirigere film, e si era dedicato unicamente alla produzione e alla sceneggiatura. Tra le altre cose aveva firmato gli script di
Mamma, ho perso l'aereo, Beethoven, e Un amore a 5 stelle, scritto con lo pseudonimo di Edmond Dantes. L'ultima sceneggiatura da lui curata, sempre con lo pseudonimo di Dantes, è quella di Drillbit Taylor - Bodyguard in saldo, una commedia interpretata da Owen Wilson.
postato da: 0Andromaca0 alle ore 12:20 | Link | commenti
categoria:saluti
venerdì, 31 luglio 2009
L'attore e doppiatore si è spento a Roma all'età di 80 anni. Era il padre di Simona, Rossella, Fiamma e Giuppy Izzo, e nel corso della sua carriera ha prestato la propria voce a star come Alain Delon e Paul Newman.

notizia a cura di Fabio Fusco, scritta il 31.07.2009

E' morto Renato Izzo
Si è spento a Roma l'attore e doppiatore Renato Izzo, capostipite di una delle dinastie di attori e doppiatori più celebri in Italia, e voce italiana di Alain Delon, Gregory Peck e Paul Newman. Insieme a sua moglie Liliana - con la quale era sposato da 56 anni - Izzo aveva fondato la Pumais, una delle società di doppiaggio più conosciute nel nostro Paese. Era il padre di Simona, Rossella, Fiamma e Giuppy Izzo.

Oltre ad aver recitato in alcune pellicole, tra gli anni '50 e '60, Izzo era stato anche sceneggiatore di film come
L'ultimo treno della notte, del 1975. Dieci anni fa aveva fatto la sua ultima apparizione davanti alla macchina da presa, per il film televisivo I giudici - Vittime eccellenti, in cui aveva interpretato il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia nel 1982.
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categoria:saluti
venerdì, 17 luglio 2009
Si è spenta a Roma in seguito a una malattia incurabile, l'interprete di tante commedie nostrane degli anni '70.

notizia a cura di Fabio Fusco, scritta il 17.07.2009

E' morta Francesca Romana Coluzzi
Si è spenta a Roma l'attrice Francesca Romana Coluzzi, celebre per aver interpretato ruoli secondari, ma di rilievo, in commedie all'italiana degli anni '70, tra cui Serafino di Pietro Germi, Venga a prendere il caffé da noi e numerosi titoli del filone sexy, tra cui il cult Giovannona Coscialunga disonorata con onore, La compagna di banco e Bollenti spiriti. Coluzzi - così era chiamata da tutti, persino in famiglia - era nata 66 anni fa a Tirana in Albania e nel 1985 aveva fondato nella Capitale un laboratorio teatrale che successivamente ha preso il nome di Associazione Culturale Minestrone d'Arte.
La sua ultima apparizione al cinema risale a dieci anni fa, con
La via degli angeli di Pupi Avati, mentre per il piccolo schermo aveva interpretato la preside in alcuni episodi della fortunata serie Provaci ancora Prof!.
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categoria:saluti
giovedì, 02 luglio 2009
Ci lascia a 97 anni il veterano dal volto buono Karl Malden. Il popolare premio Oscar si è spento per cause naturali nella sua casa di Brentwood.

notizia a cura di Valentina D'Amico, scritta il 02.07.2009

Addio a Karl Malden
Il popolare Karl Malden, noto al pubblico italiano per aver affiancato un giovanissimo Michael Douglas nel serial poliziesco Sulle strade di San Francisco, si è spento ieri nella sua casa di Brentwood a 97 anni. L'attore era stato premiato con l'Oscar come miglior attore non protagonista nel 1952 per il capolavoro di Elia Kazan Un tram chiamato desiderio. A causa del suo volto irregolare e del suo aspetto immediatamente riconoscibile, Karl Malden non ha mai fatto parte della schiera dei rubacuori di Hollywood, ma è stato capace di imporsi sulla scena cinematografica grazie al suo limpido talento. La sua collaborazione con Marlon Brando e col regista Elia Kazan, entrambi amici fraterni di Malden, proseguì tre anni dopo con Fronte del porto, che fruttò a Malden una nuova nomination come miglior attore non protagonista grazie al ruolo di Padre Barry, consegnando il collega Brando alla leggenda.

Il passaggio dal cinema alla televisione, dove negli anni '70 approdò al ruolo del tenente Mike Stone in Le strade di San Francisco, non fu particolarmente traumatico visto che anche il piccolo schermo gli tributò meritati riconoscimenti nominandolo quattro volte agli Emmy per la serie tv. Karl Malden vinse, finalmente, l'Emmy Award nel 1985 per il suo ritratto di un padre addolorato per la perdita della figlia brutalmente assassinata nella miniserie Fatal Vision. L'attore divenne, inoltre, per un periodo il volto pubblico dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, ricoprendo per tre volte, dal 1989 al 1992, la carica di presidente. In cambio l'associazione gli tributò il giusto riconoscimento nel 1998 con il premio alla carriera. Presenti alla consegna gli amici di una vita e i colleghi di set Hume Cronyn, Kim Hunter, Eli Wallach e Richard Widmark.

Nato il 22 marzo 1912 a Chicago da padre serbo e madre ceca (il suo vero nome era
Mladen Sekulovich), nella sua carriera Karl Malden interpretò più di cinquanta film e fu particolarmente attivo negli anni '50 e '60 quando recitò in una lunga serie di pellicole. Tra queste Baby Doll di Kazan, Io confesso di Alfred Hitchcock, Prigioniero della paura di Robert Mulligan, I due volti della vendetta di Marlon Brando, Il grande sentiero di John Ford e Il gatto a nove code, del nostro Dario Argento. L'attore era sposato dal 1938 con Mona Greenberg e a dicembre aveva celebrato il settantesimo anniversario di matrimonio.
postato da: 0Andromaca0 alle ore 15:13 | Link | commenti
categoria:saluti
martedì, 30 giugno 2009

ImageCome affrontano i mass media la morte di professionisti del cinema? In maniera spesso irrispettosa, a vedere i recenti casi di David Carradine, Natasha Richardson e Heath Ledger...

 

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Rubrica a cura di ColinMckenzie

 

Affrontare la morte è (o dovrebbe essere) uno dei compiti più delicati per chi fa informazione. Eppure, in certi campi questo non basta per evitare sciacallaggi e notizie buttate alla rinfusa. D'altronde, tutto questo dipende anche dall'importanza relativa che ha il mondo dello spettacolo. Difficile pensare che si possa giocare con gli industriali (magari quelli che forniscono pubblicità) o con i politici (che elargiscono soldi pubblici).

Invece, il cinema sembra già normalmente una cosa poco seria e su cui non è il caso di pretendere rigore, anche in momenti altamente drammatici. Il caso più recente è quello di David Carradine. Prima si è partiti dalla tesi del suicidio, che considerando le prime informazioni era anche ragionevole. Si è molto speculato sul modo in cui è stato trovato il cadavere, che farebbe pensare a questioni di pratiche sessuali estreme. Poi si è lanciata l'idea di una setta di kung fu che l'avrebbe ammazzato (???). Ora, francamente a questo gioco non ci è interessato proprio giocare, perché poi si scoprisse (faccio per dire) che Carradine è stato ucciso da qualcuno ed è stata creata una messinscena per far finta che abbia fatto tutto da solo, tutto il fango gettato addosso sul cadavere come lo spazzi via?

In un certo senso, è successo qualcosa di analogo con Natasha Richardson, data per spacciata per 24 ore senza che fossero state fornite notizie ufficiali. Noi francamente non ce la siamo sentita di comunicare una morte senza informazioni da parte di medici o familiari e abbiamo preferito aspettare, ma ovviamente spesso questo viene visto come bucare la notizia. Pazienza, se ne possono dare altre 1.000 senza correre questi rischi.

Dove però si è veramente esagerato è stato con Heath Ledger. Che 'doveva' essersi suicidato, non c'erano cavoli. E se proprio non aveva deciso di farla finita, 'almeno' doveva essere morto per un'overdose di droga. Invece, essere deceduto per sbaglio e con dei 'semplici' medicinali, non andava bene. Non importa se questo infangava la memoria e se la versione definitiva non ha conquistato un decimo delle fantasie più idiote.

Il punto, peraltro, non è soltanto etico, ma anche commerciale, Se i mass media più forti decidono infatti di abbassarsi al livello delle peggiori riviste scandalistiche (si fa per dire, perché quest'ultime talvolta sono anche più rigorose dei giornali e delle televisioni importanti), allora perché non puntare direttamente sugli originali? E comunque, come si fa a pensare seriamente di poter chiedere soldi allo Stato o anche ai lettori (su Internet) se poi queste informazioni le scoprono sempre i tabloid inglesi o siti come Tmz? Insomma, a questo punto i soldi li do a loro, no?

postato da: 0Andromaca0 alle ore 10:53 | Link | commenti (2)
categoria:saluti, heath ledger